WHERE ARE WE (NOW)? ESSENDO DATI: 1)CORPO 2)AZIONI 3)CONSEGUENZE

All’inizio il corpo era la parola, nella sua fisicità tipografica, nella sua robustezza di carattere e di segno sulla superficie bianca del foglio, della tela, nel suo potere evocativo/eversivo di significato o anche solo di segno “pittorico” astratto, concreto, informale. Non ho mai amato particolarmente gli esperimenti di poesia fonetica (ricordo davanti a me - io ancora liceale - Arrigo Lora Totino, nella sua bella casa di Torino. in calza maglia nera, esibirsi per me nei suoi esperimenti vocali di poesia) (ricordo anche Adriano Spatola nei suoi reading fonetici in gallerie e spazi underground come si chiamavano allora)

Ma torniamo alla fascinazione per il segno tipografico, il frammento, il significato evocativo del frammento, l’ingrandimento e l’esplosione visiva e concettuale, o anche la cancellazione (ricordo il fascino di scoprire Emilio Isgrò e la sua “avventurosa vita” nella sua casa, in una Milano di tanti anni fa - sempre io studente liceale di una piccola cittadina del Piemonte come Ivrea).

LOOKING AT, 1978, copia fotostatica, trasferibili, pennarello, fumetto, nastro adesivo

Il fascino per il corpo come linguaggio visivo e comportamentale è arrivato con la scoperta di Vito Acconci, artista italoamericano nato nel Bronx e morto quest’anno (aprile 2017). Ma il liceo era appena finito e quei 2 libri trovati per caso nella biblioteca di Ivrea, poco lontano dal solito Liceo Botta di cui ho scritto spesso) - uno dedicato al teatro di Grotowski e l’altro al Living - erano ormai “dimenticati”. Il corpo usato dagli attori grotowskiani o da Julian Beck e Judith Malina raccontava troppo, era un corpo troppo “espressivo”, troppo sofferente, inutilmente contorto o esposto, limitato a un’espressione corporea. Il corpo di Vito Acconci invece era un ‘reagente chimico concettuale’ influenzato nel suo uso performativo dal comportamentismo e dal situazionismo. Non c’era racconto, in quel corpo, non solo nel suo, ma anche in quello di altri artisti concettuali di quel periodo (conosciuto anche come body art).

CRIME SCENE, 1979, pennarello, fumetto, nastro adesivo

Quel corpo diventava catalogazione di gesti, esposizione di mutazioni, corpo come architettura modulare, corpo come situazione di sessualità e di provocazione. Anche Acconci inizia con la poesia come linguaggio e poi negli anni 60 e 70 passa all’utilizzo del proprio corpo come segno e come scrittura. Ecco perché Living e Grotowski erano diventati per me una scelta di campo che non avrei mai fatto (anche in futuro), per via di quell’aspetto rituale della rappresentazione che si contrapponeva alla catalogazione del comportamento attraverso situazioni. Quello di un corpo che non racconta, ma si pone come modello di linguaggio concettuale, poteva essere l’unico “teatro” che avrei fatto in futuro ( ma - per essere sincero - non sapevo ancora che avrei praticato il teatro). In quegli anni (1977) - subito dopo il Liceo - appena arrivato a Milano, il mio primo e sostanziale desiderio era fare performance attraverso il ‘mio’ di corpo, falsificandolo esteriormente e narrativamente (ma siamo verso alla fine degli anni 70 e inizio anni 80, nella Milano da bere, centro di un edonismo che fa dell’apparire il suo essere). Volevo falsificare il mio corpo, diventare finto, cambiare nome, aspetto, identità, proponendo una detetection story, creando una biografia fittizia e addirittura un fan club sulla mia persona ( e poi anche un movimento artistico).

DETROIT, 1979, pennarello, matita, fumetto,

Così sono nati Antonio Syxty e poi ANTONIO SYXTY FAN CLUB e OH ART!. Li ho creati facendo ‘surf’ sulla superficie del linguaggio come fumetto, moda, televisione. Anche quelle furono solo menzogne (concettuali, narrative) e il corpo serviva come modello, segno grafico, frammento di una narrazione edonistica, emotiva, estroflessa, afasica, euforica. Avatar, nicknames, profili finti, detournement in stile Debord (anche senza averlo mai letto e nemmeno conosciuto). Quello era tutto il mio mondo, incompreso da alcuni, apprezzato da altri, ma certamente elettrizzante per me. Non avrei mai pensato che sarebbe venuta la RAI di Boncompagni o il FacciaLibro di MZ. Per me quello era il mio percorso artistico.

(to be continued)

CUTTING THE EDGE, 1978, pennarello, matita, fumetto, trasferibili

CUTTING THE EDGE 2 , 1978, pennarello, matita, fumetto, trasferibili

CUTTING THE EDGE 3, 1978, pennarello, matita, trasferibili

BILLY BIS STORY , 1978, pennarello, matita, fumetto, trasferibili

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